Hajer Mansoor
Arrestata in Bahrein

Hajer Mansoor Hassan è la suocera dell’attivista Sayed Ahmed Alwadaei.

Nel Marzo del 2017 Hajer Mansoor Hassan è stata accusata di terrorismo e arrestata. Attualmente è detenuto nella prigione di Isa Town e incriminata di aver impiantato delle “bombe finte” nella zona sud-ovest della città di Manama. Le accuse sono state rigettate dalla donna, che ha dichiarato di esser stata costretta con la forza a confessare alle autorità di sicurezza.  Dal 2016 le autorità del Bahrein hanno iniziato a perseguitare la sua famiglia e l’arresto di sua suocera ed altri suoi familiari è chiaramente una rappresaglia nei confronti del lavoro di attivismo di Alwadaei. 

Durante le dieci ore di interrogatorio, Hajer è stata costretta a stare in piedi ed è stata inoltre soggetta a minacce ed abusi verbali finché ha rilasciato false confessioni. Hajer è infine collassata ed è stata trasferita d’urgenza in ospedale.

Dopo mesi di processi, verdetti posticipati e nonostante la mancanza di prove forensi dell’accusa per incriminare i familiari di Alwadei, il 30 ottobre 2017 Hajer Mansoor, è stata condannata in contumacia a tre anni di prigione per false accuse di “aver impiantato delle bombe finte”. La sentenza è’ stata confermata in appello il 20 Dicembre 2017.  

Il 16 settembre 2018 Hajer Mansoor ed altre due prigioniere politiche Medina Ali e Najah Yusuf, sono state assalite dal presidente della prigione di Isa Town, Tenente Colonnello Mariam Albardoli assieme ad altre guardie carcerarie. L’incidente è avvenuto in seguito alla pubblicazione del report del Segretario Generale dell’ONU, nel quale sono state espresse serie preoccupazioni riguardo i “continui maltrattamenti e intimidazioni” contro gli attivisti per i diritti umani in Bahrein, inclusa la famiglia di Alwadaei, come conseguenza della sua cooperazione con l’ONU. 

A gennaio 2019, il gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’ONU ha dichiarato Hajer è detenuta arbitrariamente e in rappresaglia per l’attivismo di Alwadaei.

Infine, il 25 febbraio 2019 la Corte di Cassazione del Bahrein ha confermato la sentenza di tre anni.

 

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