Sayed Alawi
Arrestato in Bahrein

Sayed Alawi, originario di Duraz, è stato arrestato mentre lavorava a Muhrraq, il 24 Ottobre 2016. Verso le 4 del pomeriggio, il suo posto di lavoro è stato circondato da macchine. Il suo ufficio è stato invaso da agenti di polizia, i quali hanno confiscato tutti i dispositivi elettronici dei presenti. Sayed Alawi, ammanettato, è stato trasferito in una località non identificabile. Come conseguenza, è stata negata alla moglie, Majeeda, la possibilità di visitarlo. Gli ufficiali del Dipartimento di Investigazione Criminale si sono ripetutamente rifiutati di diffondere le informazioni riguardo la sua localizzazione. Un chiaro esempio di detenzione arbitraria attuata dal “Criminal Investigations Department” (CID).

Il 3 Novembre, Maeeda ha ricevuto una chiamata dal CID, tramite la quale è stata informata del fatto che suo marito si trovasse nel centro di detenzione di Dry Dock, una struttura adibita a l’incarcerazione pre-processuale. Il 6 Novembre, l’ufficiale della struttura le ha concesso di visitare il marito, tuttavia, una volta giunta a destinazione, le autorità l’hanno informata del fatto che suo marito non fosse presente. Il giorno seguente, l’avvocato ha comunicato alla famiglia di Sayed che il cliente era stato trasferito presso il Pubblico Ministero e poi portato nuovamente a Dry Dock. Il giorno seguente, l’8 Novembre, la famiglia si è recata nuovamente a Dry Dock per visitare Sayed. Per la seconda volta gli ufficiali hanno negato la sua presenza all’interno della struttura. Inoltre, gli ufficiali si sono rifiutati di fornire ulteriori informazioni certe sul suo caso.

Il 27 Novembre, Sayed ha potuto effettuare una chiamata. Indirizzata alla famiglia, Sayed li informa di essere detenuto presso il CID. Al telefono, Sayed è apparso “debole”, “esausto” e “appena in grado di parlare” secondo i familiari.

Inutile dire che le preoccupazioni sono notevolmente aumentate. La probabilità che abbia subito maltrattamenti e torture non sono da escludersi. 

Sayed è stato interrogato senza la presenza del suo avvocato e alla sua famiglia è stato negato alcun tipo di contatto o visita. A partire dal Febbraio 2017, infatti, la famiglia non riceve più alcun tipo di comunicazione o informazioni circa il suo stato. Nei cinque mesi e mezzo di prigionia, Sayed ha avuto a disposizione solo mezz’ora di chiamata. Nessuna ulteriore informazione circa la sua condizione ci è stata fornita. 

Il 23 Agosto 2017, un gruppo di NGOs internazionali, tra cui “Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain” e “Amnesty International”, hanno indirizzato una lettera al governo del Bahrain per pretendere informazioni circa lo stato di Sayed, ancora vittima di illecito sequestro da parte delle autorità competenti. 

Il 23 Ottobre 2017, sono stati riavviati per la prima volta, dal movimento del 2011, i processi civili, giudicati questa volta però direttamente da tribunali militari. Il giorno precedente, l’accusa ha annunciato che tre imputati, tra cui Sayed e Fadhel Sayed Abbas Hasan Radhi, erano stati accusati di aver formato una cellula terroristica con l’obiettivo di attaccare il “Bahrain Defence Force” (BDF). Questa è stata la prima volta in cui Sayed Alawi e Hasan Radhi sono stati visti in pubblico da quando sono stati soggetti a sequestro. 

Il 25 dicembre 2017, l’Alta Corte Militare ha emanato un verdetto contro diciotto imputati, inclusi otto non presenti in aula, e 6 condannati a morte. Tutti accusati di essere parte di una “cellula terroristica con il preciso scopo di assassinare il Comandante in Capo del Bahrain Defence Force (BDF) e l’aggiunta di crimini”. I sei uomini citati sono: Sayed Alawi Hussain al-Alawi, Fadhel Sayed Abbas Hasan Radhi, Mohammed Abdulhassan Ahmed al-Mighawi,e Mubarak Adel Mubarak Mhanna, un militare e altri due civili processati senza esser presenti in aula. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *