Husain Ali Khamis
Arrestato in Bahrein

Husain Ali Khamis è un cittadino del Bahrein di 31 anni. Nel 2018 è stato arrestato senza mandato, e minacciato di firmare una confessione, che è stata usata per incriminarlo in un processo non regolare. Attualmente, si trova nella prigione di Jau.

L’alba del 23 gennaio 2018, un gruppo di ufficiali in borghese, della National Security Agency (NSA) e del Special Security Force Command (SSFC), ha fatto irruzione nella casa di Husain arrestandolo e sequestrandogli il telefono, i computer ed il passaporto. Da quel momento, Husain è sparito dai radar per tre giorni, quando ha potuto fare una breve chiamata in cui ha detto di esser stato detenuto presso il Criminal Investigations Directorate (CID) in Adliya. Successivamente, è stato trasferito in un edificio della prigione di Jau sotto il comando del CID, dove è stato detenuto per altri 42 giorni durante i quali è rimasto bendato e senza assistenza legale durante l’interrogatorio. Qui, gli è stato ordinato  di firmare una confessione, cosa che alla fine ha fatto.

Dopo l’interrogatorio tenutosi alla prigione di Jau, Husain è stato ulteriormente trasferito al centro di detenzione preprocessuale di Dry Dock il 4 marzo 2018 dove è rimasto in detenzione per altri sei mesi, ovvero fino a quando è stato presentato davanti all’Office of Public Prosecution (OPP). Quattro mesi dopo, Husain è apparso davanti ad una Corte che non solo gli ha negato qualsiasi possibilità di difendersi e presentare prove a suo favore in merito alle accuse di far parte di un gruppo terroristico, ma ha anche permesso all’accusa di utilizzare la confessione che estratta con la forza da Husain.

Il 16 aprile 2019, Husain è stato condannato in un processo di massa a dieci anni di prigione, a pagare una multa di 100,000 dinari e gli è stata revocata la cittadinanza. Il processo è stato successivamente criticato dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani per il “mancato rispetto degli standard internazionali di equo processo”.

Il 20 aprile 2019, la sua cittadinanza è stata ripristinata insieme ad altri 550 persone, mentre la sua sentenza è stata confermata il 12 maggio 2019.

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