Abdulla Jaafar Yusuf
Arrestato in Bahrein

Abdulla Jaafar Yusuf è un cittadino del Bahrein di 14 anni. Le autorità del Bahrein lo hanno arrestato nel 2018 (senza un mandato) ad un raduno religioso, lo hanno interrogato senza un avvocato e reso vittima di un processo iniquo. Attualmente è imprigionato nel Centro di assistenza per i minori (Juvenile Care Center).

Il 22 settembre 2018 Abdulla ha partecipato ad una processione a Diah per commemorare il giorno santo sciita di Ashura. Gli agenti del Ministero dell’Interno hanno disperso il raduno, arrestato Abdulla e lo hanno portato alla stazione di polizia di Khamis. Gli agenti hanno interrogato Abdulla senza un avvocato per circa 30 minuti, quindi hanno accusato il ragazzo di aver partecipato a un’assemblea illegale e di aver messo a repentaglio la viabilità delle strade. Solo successivamente la polizia ha informato il padre di Abdulla dell’arresto del figlio. Prima di andarsene, il padre di Abdulla ha dovuto firmare dei documenti impegnandosi a riportare il ragazzo alla stazione di polizia.

Il 29 settembre, le autorità della stazione di polizia di Khamis hanno convocato Abdulla e suo padre. Una volta arrivati alla stazione, gli agenti hanno interrogato Abdulla dalle 8:00 alle 13:00 senza la presenza di un avvocato. Gli ufficiali hanno interrogato Abdulla riguardo la processione, alla quale Abdulla ha ammesso di aver partecipato, negando tuttavia di aver provocato disordini.

Il 25 ottobre, le autorità hanno convocato Abdulla presso l’Ufficio del Pubblico Ministero (OPP). Abdulla è stato accompagnato dal padre ed è stato interrogato ancora, dalle 9:00 alle 13.30, mentre il genitore ha dovuto attendere fuori. Abdulla ha ribadito di aver partecipato alla processione, ma di non aver causato disordini. Dopo che l’OPP lo ha rilasciato, le autorità hanno fatto firmare ad Abdulla un altro impegno a tornare alla stazione di polizia di Khamis quando richiesto.

Il 31 ottobre, le autorità hanno convocato Abdulla per comparire in tribunale l’11 novembre 2018. Al processo, la corte ha assegnato ad Abdulla (accompagnato da suo padre) un avvocato che non aveva mai incontrato prima. L’accusa ha basato il caso esclusivamente sulle confessioni fatte da altri detenuti arrestati durante la processione del 22 settembre. Il giudice ha quindi rinviato il processo e Abdulla e suo padre sono tornati a casa senza che gli fosse data la data della prossima sessione del tribunale e senza ricevere alcuna convocazione.

Il 17 febbraio 2019, il tribunale ha condannato Abdulla in absentiae lo ha condannato a sei mesi di carcere. Nessuno convocò Abdulla o i suoi genitori al processo o li informò che in corso un procedimento penale. Inoltre, la famiglia non era a conoscenza se l’avvocato di Abdulla avrebbe partecipato o meno alla seduta, poiché egli non è mai stato in contatto con Abdulla o i suoi genitori.

Il 27 marzo, il padre di Abdulla ha ricevuto una telefonata dalla polizia che gli diceva di far costituire il figlio. Abdulla e suo padre sono giunti alla stazione di polizia il 28 marzo 2019 e gli ufficiali li informarono che il ragazzo era stato condannato a sei mesi di prigione e lo arrestarono. Gli agenti gli dissero che avrebbero trasferito Abdulla al Centro di assistenza per i minori.

Il 31 marzo, Abdulla ha ricevuto la sua prima visita di famiglia presso il Centro di assistenza per i minori, dove ha fatto presente ai suoi genitori che le autorità lo avevano tenuto in isolamento. Gli agenti hanno tenuto Abdulla in isolamento tutta la settimana seguente fino a quando, l’8 aprile, è stato collocato insieme ad altri minori. Il 21 aprile 2019, la Corte d’appello ha confermato la condanna di Abdulla. Suo padre è andato in tribunale per l’udienza, ma gli ufficiali gli hanno impedito di partecipare. Abdulla rimane al Centro di assistenza per i minori.

Le azioni del Bahrein contro Abdulla violano il diritto internazionale, tra cui la Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (CAT), a ciascuna delle quali il Bahrain ha aderito. Bahrein ha anche violato i principi del diritto internazionale sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (UDHR) e dalle Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri (le Regole di Nelson Mandela, UN Nelson Mandela Rules) nel trattamento di Abdulla.

La condanna di Abdulla per assemblea illegale viola la sua libertà di espressione e il diritto a un’assemblea pacifica, come sancito dall’ICCPR e dalla CRC. Il fatto che la corte del Bahrein abbia condannato Abdulla per aver partecipato a una processione religiosa viola anche la libertà di religione di Abdulla, ulteriormente garantite da CRC e ICCPR.

Il Bahrein ha anche violato il diritto di Abdulla a un equo processo, in quanto il diritto internazionale afferma che Abdulla ha determinati diritti di processo, come il diritto di essere giudicato in sua presenza e dei suoi genitori e il diritto a un’assistenza legale adeguata. Inoltre, ai sensi del CAT, l’isolamento di Abdulla costituisce una tortura, violando gli obblighi presi dal Bahrein a non attuare questa pratica.

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