Ali Husain AlAali
Arrestato in Bahrein

Ali Husain AlAali è un cittadino del Bahrein di 27 anni. Le autorità lo arrestarono nel 2017 senza un mandato, lo torturarono durante l’interrogatorio e fu condannato in seguito a un processo iniquo. Al momento è imprigionato nella prigione di Jau.

Il 26 gennaio 2017 alcuni agenti dello Special Security Force Command (SSFC), insieme ad agenti del Ministero dell’Interno (MoI) e altri in borghese, fecero irruzione in casa di AlAali. Gli agenti perquisirono l’intero appartamento fino a quando trovaro Ali (all’epoca ventitreene), lo arrestarono e lo portarono via in manette, informandolo che sarebbe stato interrogato e in seguito rilasciato.

In seguito all’arresto, le autorità sottoposero Ali a fermo per 35 giorni presso il Criminal Investigation Directorate (CID), durante i quali lo interrogarono senza menzionare alcuna accusa specifica nei suoi confronti. Gli agenti torturarono Ali, lo picchiarono e denigrarono il suo credo religioso al fine di fargli confessare il suo coinvolgimento in un gruppo di Whatsapp. In alcun momento le autorità hanno permesso ad un avvocato di essere presente durante gli interrogatori. In seguito alle torture subite, Ali confessò di essersi iscritto al gruppo Whatsapp, ma di non essersi aver preso ad alcun gruppo terroristico.

Dopo l’interrogatorio, gli agenti del CID trasferirono Ali presso il centro di detenzione preventiva Dry Dock. Nel penitenziario, Ali osservò che diversi membri facenti parte del medesimo gruppo Whatsapp erano stati arrestati e detenuti. Dopo essere stato informato il governo aveva accusato alcuni lo loro per il presunto coinvolgimento nel gruppo chiamato “Bahraini Hezbollah”, Ali predisse (correttamente) che sarebbe stato incolpato della medesima accusa.

Prima e durante il processo, ad Ali non vennero concesse molte possibilità di incontrarsi con il suo avvocato e quindi preparare la sua difesa. Inoltre, al processo non gli fu permesso di presentare prove o contestare le prove usate dall’accusa, inclusa la confessione estorta in seguito alle torture subite. Il 16 aprile 2019 la corte emise la sentenza condannando Ali a 7 anni di reclusione nella prigione di Jau per il suo presunto coinvolgimento con Bahraini Hezbollah e privandolo della nazionalità.

Ali ha fatto appello a questa sentenza e, dal 20 aprile 2019, è uno dei 551 cittadini del Bahrein che hanno riottenuto la nazionalità per ordine reale. Rimane tuttavia detenuto nella prigione di Jau.

Le azioni compiute dal Bahrein contro Ali violano il diritto internazionale, incluse la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (CIDCP), la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (UNCAT), alle quali il Bahrein ha aderito. Inoltre, il Bahrein ha contravvenuto ai principi del diritto internazionale enunciati nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (UDHR). Con l’arresto e la detenzione arbitrari di Ali, il Bahrein ha violato la libertà di Ali dalla detenzione arbitraria secondo l’ICCPR e l’UDHR. Sottoponendo Ali alla tortura, il Bahrein ha violato il suo diritto alla libertà dalla tortura secondo CIDCP, UNCAT e UDHR. Inoltre, negandogli un’adeguata consulenza legale e usando la sua confessione procurata attraverso la tortura come prova nel processo contro di lui, il Bahrein ha violato il diritto di Ali ad un processo equo, come sancito dalla CIDCP e dall’UDHR.

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