Husain Ali Barbar
Arrestato in Bahrein

Husain Ali Barbar è uno studente di 23 anni del Bahrein che è stato arrestato, detenuto arbitrariamente, torturato e a cui sono state negate le cure mediche quando aveva diciotto anni. Al momento è detenuto nel carcere di Jau.

 

Il 29 settembre 2014, intorno a mezzanotte, degli agenti del Ministero degli Interni del Bahrein, tra cui agenti della squadra antisommossa, dei servizi di sicurezza e della Direzione delle Indagini Criminali, hanno fatto irruzione a casa di Husain e lo hanno arrestato senza mandato né giustificandone il motivo. Gli agenti lo hanno portato alla Direzione delle Indagini Criminali dove lo hanno torturato per cinque giorni nel tentativo di estorcergli una confessione, che lui ha rifiutato di fornire.

Gli agenti lo hanno poi trasferito all’ufficio del pubblico ministero e lo hanno accusato di incendio doloso all’inizio di ottobre 2014; tuttavia, Husain ha rifiutato di confessare i crimini per cui è stato accusato ed è quindi stato ritrasferito alla Direzione delle Indagini Criminali. Lì, gli agenti lo hanno torturato nuovamente più volte bagnandolo con acqua fredda e legandogli i polsi ad un ventilatore da soffitto. Husain continua a soffrire di perdita di memoria, ricorrenti mal di testa, svenimenti e mal di schiena dovuti alla tortura. Dopo altri cinque giorni di torture, Husain alla fine ha confessato sotto coercizione. Gli agenti lo hanno poi trasferito nel carcere di Jau. È stato successivamente accusato di sabotaggio di proprietà del governo in relazione agli eventi di marzo 2015, quando un numero ristretto di detenuti a Jau ha sopraffatto le guardie carcerarie in una sezione della prigione in seguito ad una lita avvenuta durante gli orari di visita dei familiari.

Il 23 novembre 2015, un tribunale lo ha condannato per le accuse di incendio doloso. Il 25 gennaio 2016, è stato condannato per le accuse di sabotaggio di proprietà del governo. È stato condannato ad un totale di quindici anni e mezzo. Durante i processi sono state usate come prove le confessioni estorte sotto tortura.

Il 3 luglio 2019, intorno alle due di notte, delle guardie carcerarie lo hanno portato via dalla sua cella e trasferito in isolamento; lo hanno picchiato e ammanettato. In seguito, gli hanno legato polsi e caviglie al letto per quattro giorni, mentre due agenti lo torturavano. Per tre giorni gli agenti gli hanno negato il cibo e gli hanno impedito di usare i sanitari. Quando finalmente gli ha dato del cibo, hanno continuato a tenerlo ammanettato, ad insultarlo, a deriderlo e a molestarlo. Nonostante non sia sicuro del motivo di questo trattamento, Husain crede che possa essere una punizione legata al fatto che avesse inavvertitamente danneggiato un telefono del carcere il giorno prima.

Il 9 luglio 2019, lo stesso giorno in cui il National Institution for Human Rights (NIHR) era in visita al carcere, l’amministrazione ha rimosso Husain dall’isolamento. Quando il personale del NIHR gli hanno domandato delle lesioni subite durante le torture, Husain si è rifiutato di parlare per paura che lo rimandassero in isolamento come punizione.

L’8 settembre 2019, gli agenti lo hanno trasferito alla clinica del carcere a seguito di uno svenimento. Dopo aver ricevuto cure mediche, gli agenti lo hanno trasferito in isolamento dove lo hanno molestato, provocato e ridicolizzato. Da quando è stato trasferito in questa parte del carcere non ha più ricevuto cure mediche, nonostante continui ad avere convulsioni e svenimenti.

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