Mohamed Merza Moosa
Graziato nel 2020

Mohamed Merza Moosa è un ex atleta del Bahrein che ha vinto numerose medaglie d’oro in gare internazionali di Jiu-Jitsu in Brasile, Tailandia e Emirati Arabi Uniti tra il 2008 e 2010. Come il calciatore bahreinita Hakeem AlAraibi, Mohamed è stato sottoposto a torture e condannato in un processo iniquo dopo la repressione da parte del governo delle proteste pacifiche del 2011. È stato detenuto nel carcere di Jau, dove le guardie carcerarie gli hanno negato l’accesso alle cure mediche di cui ha bisogno.

Mohamed è uno delle migliaia di cittadini del Bahrein che, durante la Primavera Araba del Febbraio 2011, hanno protestato in piazza per un governo più democratico e per il rispetto dei diritti umani in Bahrein. Il 16 marzo 2011, degli agenti hanno arrestato, senza un mandato d’arresto, Mohamed ad un posto di controllo all’incrocio della moschea di Skeikh Aziz nel sud dell’area di Sehla. È stato vittima di insulti, messo nel bagagliaio di un’auto della polizia e portato in quattro diverse stazioni di polizia. In tutte, gli agenti hanno minacciato di sequestrare anche sua moglie e i suoi fratelli per torturarli. Mohamed è stato poi trasferito al centro di detenzione di Dry Dock dove un gruppo di agenti delle forze di sicurezza del Bahrein e altri in borghese lo hanno torturato. Infine, è stato trasferito alla prigione militare di Al-Qurain, dove è stato torturato nuovamente. Mohamed è stato tenuto in isolamento per tre mesi dal momento del suo arresto.

In tutte le stazioni di polizia e centri di detenzione in cui si è trovato, è stato molestato e minacciato, gli è stato impedito di dormire, di lavarsi e di usare i sanitari, lo hanno costretto a rimanere in piedi per molte ore, sottoposto a nudità forzata e molestie sessuali, lo hanno chiuso in una stanza a temperature bassissime e gli hanno tirato acqua fredda addosso. Inoltre, hanno insultato lui, la sua dignità, la comunità sciita e i suoi leader. Lo hanno obbligato ad imitare versi di animali e a cantare l’inno del Bahrein. Gli hanno legato mani e piedi dietro la schiena e lo hanno appeso per ore. Lo hanno picchiato con tubi, sottoposto a scosse elettriche, lo hanno preso a calci, schiaffeggiato e gli hanno sputato in faccia. Il procuratore militare delle Forze di Sicurezza del Bahrein ha torturato Mohamed nell’ufficio della Pubblica Accusa e nei corridoi del tribunale, dove è stato costretto a firmare delle dichiarazioni di cui non conosceva il contenuto.

Il 19 maggio 2011, la Corte di Prima Istanza di Sicurezza Nazionale ha condannato Mohamed e altri 8 imputati per aver rapito un agente di polizia a 20 anni di reclusione, solo uno degli imputati è stato assolto.

Le Corti di Sicurezza Nazionale, formate da un giudice militare e due civili, sono state istituite nel contesto dello stato di emergenza stabilito dopo le proteste del 2011. Anche l’accusa è gestita da militari. Questi tribunali sono poi stati dissolti e le loro sentenze sono state sottoposte a una revisione civile da parte della Bahrain Independent Commission of Inquiry (BICI) che ha dichiarato che “i principi fondamentali di un processo equo, che include rapido e completo accesso ad una consulenza legale e l’inammissibilità di una testimonianza forzata non sono stati rispettati” in questi tribunali.
Il 12 luglio 2011 Mohamed è stato trasferito al carcere di Jau. Dieci giorni dopo, il 22 luglio 2011, la sua condanna, insieme a quella degli altri 8 imputati, è stata ridotta a 15 anni in appello. Il 9 gennaio 2012, la Corte di Cassazione del Bahrein ha respinto la sentenza d’appello e rimandato il caso alla Prima Corte d’Appello per riconsiderare la sentenza. Il 14 agosto 2012, la Prima Corte d’Appello ha ridotto la sentenza a dieci anni di reclusione, mentre li altri 8 imputati sono stati assolti. Mohamed non ha avuto tempo e risorse sufficienti per prepararsi al processo e gli è stato negato di vedere il suo avvocato. Inoltre, non ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione.

Al momento, Mohamed soffre della malattia del disco degenerativa, corrosione dei legamenti al ginocchio destro, lacerazione del crociato, denti rotti e un danno alla mandibola per le torture subite. Queste lesioni vengono ignorate dalle guardie carcerarie. Nonostante i suoi tentativi di ottenere le cure mediche tramite reclami sule sue torture indirizzati alle autorità del carcere di Jau, all’ufficio dell’Ombudsman del Ministero dell’Interno, al National Institute for Human Rights e alla Prisoners and Detainees Rights Committee, non ha ricevuto risposte. Il 18 agosto 2018, a causa della negligenza delle autorità carcerarie a riguardo delle sue condizioni di salute, Mohamed ha iniziato uno sciopero della fame durato 40 giorni, terminato il 27 settembre 2018, in solidarietà con un altro detenuto e prigioniero politico Hassan Mushaima. Mohamed non soffriva di problemi di salute prima del suo arresto e delle torture subite.

Mohamed è stato graziato nel marzo 2020 come parte del massiccio rilascio di prigionieri ai sensi del decreto regio del Re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa, a causa delle preoccupazioni umanitarie causate dalla crisi Covid-19.

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