Hasan Moosa Ali
Arrestato in Bahrein

Hasan Moosa Ali è uno studente del Bahrein con difficoltà di apprendimento che è stato arrestato più volte, torturato e condannato ad un totale di 23 anni di reclusione dopo una serie di processi iniqui. Hasan è al momento detenuto presso il carcere di Jau.

Il 5 settembre 2012, degli agenti hanno fatto irruzione a casa di Hasan con l’intenzione di arrestarlo, ma lui non era lì. La madre di Hasan ha chiesto di vedere il mandato di arresto, ma gli agenti non le hanno mostrato nulla, dicendo solo che il nome di Hasan era su una lista di fuggitivi ricercati.

Dopo essere stato ricercato dalla polizia per più di un anno, Hasan è stato arrestato per la prima colta il 23 settembre 2013 mentre si trovava in macchina con un cugino. Gli agenti non gli hanno mostrato un mandato né hanno fornito un motivo per l’arresto. È stato portato alla centrale di polizia di Samaheej, dove degli agenti lo hanno torturato bruciandogli le piante dei piedi e le cosce e picchiandolo sulla testa, l’addome e sulle “aree sensibili”. Due giorni dopo il suo arresto, è stato trasferito alla centrale di polizia di AlHadd, dove è stato interrogato per una settimana. Gli agenti gli hanno poi concesso di contattare la sua famiglia per la prima volta.

Hasan è stato poi accusato di assembramento illegale e incendio doloso. La corte del Bahrein lo ha condannato ad un totale di nove anni e mezzo di reclusione e a pagare una multa di 200 dinari del Bahrein. Ad Hasan non è stato concesso di avere un avvocato e non ha ricevuto tempo e mezzi sufficienti per prepararsi al processo. Dopo la sua condanna è stato trasferito al carcere di Jau.

Il 10 marzo 2015, quando ad una famiglia è stato negato di visitare uno dei prigionieri è scoppiata una rivolta nel carcere. Come punizione, verso le dieci di sera, un gruppo di guardie penitenziarie ha attaccato un gruppo di prigionieri, tra cui Hasan. Gli agenti hanno torturato Hasan e gli altri, tagliandogli i capelli e negandogli di utilizzare i bagni. A maggio 2015, le autorità lo hanno trasferito presso il Nuovo Dry Dock, l’ala del carcere di Jau riservata a detenuti sotto i 21 anni.

Il 3 giugno 2016, circa tre anni dopo il suo arresto, Hasan è scappato con altri prigionieri dal nuovo Dry Dock. Lo stesso giorno, degli agenti hanno fatto irruzione in casa sua nella speranza di trovarlo lì. Gli agenti sono tornati più volte, ma Hasan è rimasto nascosto per circa due anni.

Il 23 gennaio 2018, degli agenti in borghese hanno fatto irruzione a casa del nonno di Hasan, hanno arrestato quest’ultimo e lo hanno portato al Centro per le Indagini Criminali. È stato accusato di evasione, essersi nascosto per evitare l’arresto e per la sua presunta collaborazione con Hezbollah del Bahrein. Gli agenti hanno chiamato i familiari di Hasan due giorni dopo per informarli del suo arresto e dir loro che stava “bene”.

Gli agenti lo hanno interrogato presso il Centro per le Indagini Criminali per 45 giorni e lo hanno torturato al fine di estorcergli una confessione. Alla fine, Hasan ha ceduto e confessato i crimini per i quali era stato accusato e questa confessione è stata poi usata contro di lui durante il processo. Al suo avvocato non è stato concesso di essere presente durante l’interrogatorio, dopo 45 giorni è stato trasferito nell’ala “isolamento” del carcere di Jau.

La corte del Bahrein lo ha condannato ad un totale di 23 anni di reclusione, a pagare una multa di 100.000 dinari del Bahrein e la sua cittadinanza è stata revocata. Gli è stato negato di vedere il suo avvocato e di avere tempo e mezzi a sufficienza per prepararsi al processo. La corte ha rifiutato ogni suo appello e confermato la condanna. Il 21 aprile 2019, gli è stata restituita la cittadinanza tramite un decreto reale.

Il 15 agosto 2019, Hasan ha aderito ad uno sciopero della fame con altri detenuti nell’ala isolamento per protestare contro le condizioni della prigione. Le loro richieste erano di essere rimossi dall’ala isolamento, di poter praticare liberamente la propria religione e di vedere rimosse le restrizioni sulle loro telefonate. Lo sciopero è continuato fino alla prima settimana di settembre quando le autorità della prigione hanno loro promesso di esaudire le loro richieste. Tuttavia, dopo la fine dello sciopero, non hanno mantenuto le loro promesse. Hasan rimane detenuto nell’ala isolamento del carcere di Jau.

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