Salah Saeed AlHammar
Arrestato in Bahrein

Salah Saeed AlHammar è un cittadino del Bahrein di 26 anni che è stato arbitrariamente detenuto, arrestato e posto in isolamento dopo aver partecipato a uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni del carcere. Salah rimane detenuto presso il carcere di Jau.

A metà dicembre 2011, degli agenti hanno arrestato Salah per strada senza esibire un mandato d’arresto. È stato accusato di assembramento illegale e la corte del Bahrein lo ha condannato ad un anno di reclusione. È stato rilasciato nel 2013 dopo aver scontato la pena, ma il 26 luglio 2014 la corte lo ha condannato ad altri 15 anni di reclusione per il suo presunto coinvolgimento in un caso riguardante della corrispondenza bruciata.

Salah è stato arrestato il 26 luglio 2015 per scontare la sua pena di 15 anni dopo essere stato inseguito e sparato dalle forze di sicurezza del Ministero dell’Interno e da agenti in borghese, mentre altri agenti hanno fatto irruzione più volte a casa sua lo stesso giorno. Gli agenti lo hanno accusato di aver sparato ad agenti di polizia e di aver aiutato ad organizzare un’esplosione a Sitra, avvenuta due giorni dopo il suo arresto.

Dopo averlo arrestato, gli agenti lo hanno sottoposto a sparizione forzata, trasferendolo presso il Centro delle Indagini Criminali. Il quarto giorno gli è stato concesso di telefonare alla sua famiglia per pochi secondi per informarli della sua posizione.

Il 31 luglio 2015, le autorità penitenziarie lo hanno trasferito al centro di detenzione di Dry Dock in attesa del processo. Mentre si trovava lì è stato torturato dalle autorità che lo tenevano legato tutto il tempo e gli impedivano di usare il bagno finché non ha iniziato ad urinare sangue. Salah sostiene che le guardie gli abbiano detto che si meritava di essere torturato per le sue visioni politiche e per il fatto che è musulmano sciita.

Il 12 agosto 2015 il Ministero dell’Interno ha rilasciato una dichiarazione che accusava Salah di essere coinvolto nell’esplosione di Sitra. Inoltre, il 13 agosto 2015, il Ministero dell’Interno ha trasmesso la dichiarazione e un video di Salah e altri due detenuti mentre confessano l’organizzazione e esecuzione dell’esplosione di Sitra. Il video conteneva anche una spiegazione dettagliata dell’operazione. Tuttavia, Salah continua a sostenere di essere stato costretto a confessare tramite tortura e minacce e di non essere stato completamente cosciente mentre veniva ripreso. La confessione è poi stata usata contro di lui durante il processo.

Il 29 marzo 2017, la corte del Bahrein ha condannato Salah all’ergastolo e ha revocato la sua cittadinanza. Le autorità penitenziarie lo hanno poi trasferito presso il carcere di Jau. Il 29 ottobre 2018 la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza. Invece, ad Aprile 2019, gli è stata restituita la cittadinanza, insieme ad altri 550, tramite decreto reale.

A maggio 2019, le autorità penitenziarie hanno trasferito Salah e altri due detenuti nell’ala “isolamento” del carcere di Jau senza fornire loro una motivazione. Il 15 agosto 2019, Salah e altri 14 prigionieri hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni del carcere e la politica di isolamento a cui erano stati sottoposti. Come punizione, il 28 agosto 2019, le guardie penitenziarie hanno trasferito Salah e altri due detenuti in celle in isolamento e da allora lo hanno tenuto segregato.

Salah e la sua famiglia hanno chiesto aiuto inutilmente all’Ombudsman del Ministero dell’Interno e all’Istituto Nazionale dei Diritti Umani diverse volte. La famiglia di Salah ha mandato l’ultimo reclamo il 3 settembre 2019, senza ricevere risposta. Salah rimane in isolamento presso il carcere di Jau.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *