Ali Husain AlTaraifi
Arrestato in Bahrain

Ali Husain AlTaraifi è uno studente del liceo della Jidhafs Secondary Industrial School for Boys e un ex giocatore di pallavolo del Bani Jamra Club. Attualmente si trova nel centro di detenzione  di Dry Dock.

Il 13 novembre 2019, è stato arrestato a Diraz Park mentre giocava a calcio con dei suoi amici. Il parco è stato circondato da un misto di poliziotti in borghese e ufficiali della polizia antisommossa in jeep che, dopo aver bloccato la strada, diffondendo il panico tra i presenti, ha finito per arrestarli. Prima di compiere l’arresto, la polizia lo ha preso a calci e picchiato con oggetti di legno, metallo e cavi. Gli hanno detto poi di far finta di attaccare una jeep e un autobus e, quando si è rifiutato, hanno iniziato a picchiarlo più forte. Alla fine, lo hanno portato alla Mounted Police Station a Budaiya dove è stato picchiato ancora una volta e lasciato nel cortile insieme ad un gruppo di cani poliziotti che sono stati liberati e incoraggiati ad attaccarlo.

Il giorno dopo il suo arresto, alle 9.00 del mattina, Ali fu portato all’ospedale di Qalah per un esame e poi al Palazzo delle indagini nella prigione di Jau. Le autorità non indicarono il motivo dell’arresto e la sua famiglia ne venne a conoscenza tramite una chiamata ricevuta da una persona che aveva visto l’arresto e il trasferimento di Ali alla stazione di polizia di Budaiya. Dopo queste informazioni, la sua famiglia andò alla stazione di polizia sperando di scoprire il motivo dell’arresto di Ali. Dopo aver mentito dicendoli che il figlio non era presente, il padre di Ali insistette nel sapere dove si trovasse il figlio rimanendo di fronte alla stazione per ore. Intorno alle 13:30 del 14 novembre 2019, un tenente, che si presentò come Bader, disse loro che Ali era accusato di aver aggredito una jeep e di aver impedito ad un autobus utilizzato per i trasporti pubblici di partire. Il tenente continuò a negare la presenza di Ali alla stazione di polizia.

Lo stesso giorno ed il giorno dopo ad Ali fu concessa la possibilità di effettuare due telefonate alla famiglia, entrambe da due numeri diversi e della durata di un pochi secondi. Nonostante Ali avesse detto di star bene e di essere alla direzione delle indagini criminali (CID),  il padre, che era stato anche lui precedentemente interrogato nell’edificio delle indagini nella prigione di Jau per 17 giorni, sapeva che Ali era stato costretto a dire quelle cose. Infatti, non sprecando alcun tempo, fece domande a suo figlio per scoprire se fosse nell’edificio delle indagini nella prigione di Jau (edificio 15) e non al CID. Tuttavia, la famiglia non ricevette mai alcuna dichiarazione ufficiale a conferma di ciò.

Durante gli interrogatori che durarono 9 giorni per circa 18 ore al giorno, in cui al suo avvocato fu proibito di partecipare, Ali fu torturato per fargli confessare di aver commesso atti terroristici; fu anche accusato di aver aggredito una jeep e un autobus. Fu minacciato di diventare un informatore. Ali non confessò mai, ma fu costretto a firmare un documento dal Pubblico Ministero (PPO) senza conoscerne il contenuto. Il 21 novembre 2019, ovvero otto giorni dopo il suo arresto, Ali fu stato portato davanti al PPO,  ma, ancora una volta, al suo avvocato non fu permesso di partecipare. Il PPO decise di trattenere Ali per 60 giorni in detenzione preventiva al centro di detenzione di Dry Dock.  Il 16 gennaio 2020, il PPO decise, alla presenza di Ali e del suo avvocato, di rinnovare la sua detenzione preventiva per altri 60 giorni. Il 18 marzo 2020, il periodo preliminare fu nuovamente rinnovato, senza la presenza di Ali o del suo avvocato.

Ali presenta tuttora segni di percosse e folgorazione sulla vita ed è incapace di urinare. Il 29 novembre e il 1 ° dicembre 2019, è stato portato all’ospedale Al Salmaniya per i raggi X a causa dei segni di percosse e della sua incapacità di urinare; tuttavia alla famiglia non è stato permesso ottenere la sua cartella clinica dei raggi X. L’8 Aprile 2020 Ali ha iniziato un secondo sciopero della fame per protestare contro la fabbricazione di accuse contro di lui e le torture a cui è stato sottoposto. Dopo una settimana, Ali ha interrotto il suo sciopero della fame in assenza di una risposta da parte delle autorità.

Ali è stato arrestato più volte in passato: il 14 aprile 2018, nel mezzo del periodo degli esami finali, quando è stato detenuto per sei mesi e successivamente rilasciato senza essere processato. A seguito dell’arresto, è stato minacciato più volte da persone sconosciute. Era costantemente seguito da macchine “civili” e ovunque andasse trovava qualcuno che lo invitava a lavorare con loro come informatore, ma Ali si rifiutò. Successivamente, hanno arrestato suo padre e lo hanno minacciato di arrestare Ali affermando che avrebbero potuto fabbricare accuse contro di lui se non avesse confessato, come è accaduto il 13 novembre.

Di recente, il 17 maggio 2020 Ali è stato in grado di effettuare una chiamata alla sua famiglia. Ha detto loro che si aspettava di avere un’audizione al PPO lo stesso giorno, ma così non è stato. Invece, è stato portato con altri detenuti in un stanza nel centro di detenzione di Dry Dock in cui è stato messo davanti ad uno schermo attraverso il quale ha comunicato col il giudice. Durante la seduta, il giudice ha riferito ad Ali le accuse contro di lui; tra cui l’adesione a una cellula terroristica appartenente alla Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) in Iran; addestramento e armamento, e assemblea illegale. Quando Ali ha spiegato al giudice che è stato torturato e costretto a firmare documenti senza conoscerne il contenuto, chiedendo di essere rilasciato e processato secondo i principi di un processo equo, il giudice ha prolungato il periodo della sua detenzione preventiva per 30 giorni.

Il trattamento a cui Ali è stato sottoposto è una notevole violazione degli obblighi internazionali in materia di diritti umani del Bahrain ai sensi del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti (CAT), convenzioni a di cui il Bahrein è parte. Ali era minorenne quando è stato arrestato e torturato per la prima volta. Il suo arresto è stato ingiustificato, le accuse contro di lui rimangono poco chiare, e non ha potuto contattare il suo avvocato o la sua famiglia, a 18 anni. Infine, è stato sottoposto a tortura e scosse elettriche per 9 giorni. Per tutti questi motivi, gli arresti, le detenzioni arbitrarie e gli interrogatori di Ali violano gli articoli 5, 7, 9, 10, 14, 17, 18, 19; riguardo al suo diritto di avere opinioni e praticare liberamente la sua religione. La grave tortura e il trattamento degradante a cui è stato sottoposto è una violazione significativa del CAT.

Americans for Democracy & Human Rights (ADHRB) chiede al governo del Bahrein il rilascio immediato di Ali in assenza di accuse chiaramente stabilite. Inoltre, ADHRB invita il governo, senza ulteriori indugi, a indagare sulle accuse di tortura di Ali, al fine di ritenere responsabili gli autori.

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