Kameel Juma Hasan
Arrestato in Bahrain

Kameel Juma Hasan era uno studente delle superiori di 16 anni quando fu arrestato nel dicembre 2019. Preso di mira già nel 2017 a causa dell’attivismo della madre, Najah Yusuf, prigioniera di coscienza rilasciata nell’Agosto 2019, Kameel fu interrogato e sua madre minacciata di arrestare o uccidere il figlio. Dopo essere stato detenuto arbitrariamente, Kameel fu condannato e imprigionato a seguito di processi iniqui. Attualmente si trova nella prigione di Dry Dock, riservata ai detenuti di età inferiore ai 21 anni.

Il 30 dicembre 2019, il padre di Kameel ricevette una telefonata dalla stazione di polizia di Nabih Saleh in cui veniva richiesta la convocazione del figlio. Il giorno successivo, su richiesta e decisione dello stesso Kameel, il padre lo accompagnò alla centrale. Era ricercato per motivi politici: si ritiene, infatti, che fosse stato preso di mira a causa dell’attivismo della madre. Najah Yusuf, arrestata nel 2017 per aver criticato l’hosting del Bahrein di Formula 1 — una tra le peggiori violazioni dei diritti umani avvenute nel Paese — fu detenuta arbitrariamente,  come dichiarato anche dal WGAD, e torturata. Il giorno stesso del suo rilascio il 10 agosto 2019, avvenuto grazie alle pressioni internazionali, le autorità inseguirono ed arrestarono Kameel, interrogandolo sull’attività di sua madre sui social media durante gli interrogatori.

Dopo l’arresto, Kameel fu portato all’ospedale Al-Qalaa per esami di routine e poi alla Criminal Investigation Directorate (Direzione Investigativa sui Crimini (CID)). Successivamente, fu trasferito e interrogato alla Royal Academy of Policing, dove venne torturato brutalmente per firmare una confessione. Fu picchiato su tutto il corpo, con particolare attenzione ai genitali, ed fu costretto a rimanere in piedi per lunghi periodi di tempo. Kameel non ha mai condiviso i dettagli della tortura al telefono e in genere ne parlava solo durante le visite di sua madre, per paura che avrebbe affrontato più torture per aver parlato. Il suo avvocato non fu mai autorizzato a partecipare agli interrogatori poiché non gli era stata ancora concessa la procura, nonostante l’appuntamento firmato da Kameel. Fu quindi portato all’edificio 15 nella prigione di Jau, dove rimase fino al 2 gennaio 2020. Durante questo periodo, a sua madre fu detto che era al CID, tuttavia non riuscì a mettersi in contatto con suo figlio.

Il 3 gennaio 2020, Kameel fu portato al CID, dove fu finalmente in grado di chiamare sua madre per dirle che sarebbe stato presentato al pubblico ministero quel giorno. Al CID, Kameel firmò dichiarazioni preparate senza leggerne il contenuto. Alla PPO, Kameel non fu sottoposto ad alcun interrogatorio e fu nuovamente costretto a firmare dischi pre-preparati senza leggerne il contenuto. Di conseguenza, Kameel fu portato in detenzione preventiva, dove gli fu concessa la possibilità di chiamare nuovamente sua madre due giorni dopo il suo trasferimento. Durante la chiamata, le disse che sarebbe stato trasferito nel nuovo centro di detenzione di Dry Dock.

Tra il 22 ottobre 2019 e il 25 marzo 2020, Kameel è stato condannato in più casi e ha ancora più cause pendenti in tribunale. È stato accusato di assemblea illegale, possesso di bottiglie incendiarie, rivolta, incendio doloso intenzionale, adesione a un gruppo terroristico e trasferimento di denaro destinato a finanziare attività terroristiche. L’ultimo caso è stato condannato per persone coinvolte che erano state arrestate nel 2017, anche se i crimini sarebbero stati commessi nel 2018. Le pene detentive di Kameel hanno raggiunto un totale accumulato di 26 anni ma, a seguito di appelli, sono state ridotte a 20 anni e 10 mesi.

Kameel ha paura degli organi del governo ufficiale a causa della loro mancanza di giustizia o correttezza e ha anche paura di essere sottoposto a un’altra indagine in cui sarebbe torturato. Durante una visita, ha detto a sua madre che i prigionieri temono la punizione, che vengono picchiati in assenza di telecamere di sorveglianza e che i loro capelli vengono rasati completamente. Sua madre non è attualmente in grado di visitarlo a causa della pandemia di COVID-19.

La sparizione forzata di Kameel e le torture e i maltrattamenti a cui è stato sottoposto non sono solo violazioni del Patto internazionale per i diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione contro la tortura (CAT), ma anche della Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC), considerando il fatto che Kameel è ancora minorenne. Inoltre, considerando che Kameel non è stato prontamente presentato davanti a un giudice, che gli è stato negato l’accesso al suo avvocato sia durante il suo interrogatorio sia al processo e che è stato costretto a firmare documenti senza conoscerne il contenuto, le autorità bahreiniane hanno violato i suoi diritti di processo e il suo diritto a un processo equo, che costituisce una violazione degli articoli 9 e 14 dell’ICCPR.

Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain (Gli americani per la democrazia e i diritti umani in Bahrain (ADHRB)) chiedono al governo del Bahrain di rilasciare immediatamente Kameel. Se è possibile intentare un’azione legale nei suoi confronti, ADHRB chiede che venga condotto un nuovo processo in conformità con gli standard internazionali dei processi equi. Inoltre, ADHRB esorta il governo del Bahrein a indagare sulle accuse di tortura di Kameel, al fine di ritenere responsabili gli autori.

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