Situazione generale

In Bahrein vi sono diversi centri di detenzione, i più importanti dei quali sono la Prigione di Jau, il centro di detenzione preprocessuale di Dry Dock, il carcere femminile di Isa Town e il carcere minorile.

Secondo diversi attivisti per i diritti umani e organizzazioni internazionali, la maggior parte dei centri di detenzione del Bahrein non è in grado di garantire delle condizioni adeguate e rispettabili per i detenuti. Molteplici report internazionali sulle prigioni del paese hanno riportato il duro trattamento a cui gli individui vengono sottoposti, aumentando le preoccupazioni per il basso standard di vita che le prigioni forniscono. La maggior parte delle strutture sono sovraffollate, le condizioni sanitarie sono scarse, i detenuti non hanno accesso a cure mediche e sono spesso soggetti ad abusi fisici.
In generale, il governo ha riportato che l’acqua potabile è accessibile nelle strutture, nonostante ciò alcune ricerche hanno dimostrato la mancanza di accesso all’acqua per bere e per lavarsi, assieme alla mancanza di docce e saponi e infine servizi sanitari non igienici. Per quanto riguarda il cibo, i pasti distribuiti sono adeguati per la maggioranza dei detenuti, eccetto per coloro che necessitano diete specifiche legate alle loro condizioni mediche.

Il servizio sanitario fornito all’interno della prigione è di scarso livello. Le organizzazioni per i diritti dell’uomo hanno notato che alcuni prigionieri con condizioni mediche croniche non hanno accesso a cure mediche necessarie. A causa delle gravi condizioni di sovraffollamento, la mancanza di strutture igienico-sanitarie e di cliniche mediche a corto di personale, sono state riportate epidemie di malattie contagiose.
Inoltre, sono stati riportati diversi casi in cui ai detenuti è stato negato l’accesso alle visite di familiari e avvocati.

Nonostante le autorità carcerarie abbiano il dovere di garantire ai detenuti il diritto di praticare liberamente la loro religione, vi sono stati casi in cui, specialmente ai musulmani sciiti, è stato impedito di pregare e praticare il loro credo.
Inoltre, i detenuti hanno denunciato violenze fisiche e sessuali, maltrattamenti e persino torture effettuate da funzionari e guardie di detenzione. Per queste ragione, i detenuti utilizzano spesso gli scioperi della fame come protesta per denunciare le terribili condizioni di detenzione.

Infine, solo in pochi casi è stato concesso alle organizzazioni internazionali di visitare i centri di detenzione del Bahrein. Per quanto riguardale organizzazioni locali per i diritti umani, il National Institute for Human Rights (NIHR) e il Ministry of Interior’s Prisons Ombudsman hanno ricevuto numerose denunce nel corso dell’ultimo anno e mezzo, ma questi reclami non hanno portato ad alcun miglioramento significativo delle condizioni dei prigionieri.

Dry Dock

Il centro di detenzione di Dry Dock è una struttura di detenzione temporanea riservata agli uomini, nella quale vengono detenuti anche minori a partire dall’età di 15 anni. Molti detenuti arrivano a Dry Dock con delle ferite inflitte loro durante la detenzione al “Criminal Investigation Dictatorate” (CID) o durante la repressione di una protesta. La clinica presente nella struttura è inadeguata a curare i detenuti, mentre quelli che chiedono di visitare l’ospedale sono spesso sottoposti ad abusi da parte delle guardie. Inoltre, è documentato che il centro di detenzione sia sovraffollato e i detenuti riferiscono che le strutture sono pericolosamente antigieniche.

Secondo i rapporti, ciascuna cella ospita il doppio dei detenuti rispetto alla sua capacità, causando un grave problema di sovraffollamento. Inoltre, diversi detenuti hanno dichiarato che l’illuminazione all’interno delle celle è molto bassa e ciò influenza la loro vista a lungo termine. In più, letti, coperte e cuscini non sono adatti per dormire.
Le condizioni della prigione di Dry Dock violano gli articoli delle Regole delle Nazioni Unite sullo standard minimo per il trattamento dei prigionieri. Ad esempio, i detenuti non sono autorizzati a praticare liberamente la propria religione. Ex detenuti hanno dichiarato che le guardie distruggono i testi sacri sciiti durante le ispezioni nelle camere e che non permettono loro di celebrare la “turbah”, pregare o osservare le feste religiose.

Inoltre, il cibo fornito è spesso di pessima qualità e non viene distribuita acqua fresca, per questo i detenuti sono costretti ad acquistare fino a due mesi di scorte di cibo e acqua presso il negozio di alimentari della prigione, che è estremamente costoso.

Le cure mediche e l’assistenza sanitaria non sono sempre garantite. Al Dry Dock, c’è solo una piccola clinica con un’infermiera incaricata di occuparsi di quelli che si stima siano più di 1.500 detenuti. Lo staff sanitario è interamente composto da non-bahreiniti. Essi distribuiscono solo antidolorifici e non intraprendono cure preventive o specifiche. Nonostante le loro pessime condizioni di salute, i detenuti non sono autorizzati ad andare in ospedale o in clinica per ricevere i trattamenti necessari. In diversi casi, questo ritardo intenzionale nelle cure ha portato direttamente alla morte di alcuni detenuti. Inoltre, le condizioni all’interno delle celle nel centro di Dry Dock sono insalubri. Non ci sono abbastanza docce per il numero di detenuti, spesso non c’è abbastanza acqua disponibile e, quando c’è, non è possibile avere l’acqua calda. Le latrine non vengono pulite quotidianamente e sono piene di escrementi. Nel tentativo di proteggere la loro salute, i detenuti cercano di pulire i bagni prima dell’uso anche se non hanno accesso ai detergenti necessari.

Jau prison

La prigione di Jau è la principale struttura di detenzione in Bahrein. Anche i bambini dai 15 anni condividono le stesse strutture degli adulti. Infatti, la prigione è estremamente sovraffollata. Secondo la relazione dell’Ombudsman (Difensore civico) rilasciata dopo una visita al centro di detenzione, già nel 2013 il carcere ospitava 1.608 detenuti. Tale numero è del 34% maggiore rispetto alla capacità massima di 1.201 persone. Secondo dati più recenti il numero di detenuti è cresciuto, costringendo i carcerati a dormire sul pavimento.

La prigione di Jau è composta da nove edifici. Tra questi, un edificio è dedicato ai prigionieri politici (edificio numero uno) mentre un altro è per coloro che sono stati condannati nel caso noto come “Bahrain13” (edificio numero sei).

Le celle della prigione di Jau sono considerate sporche e sovraffollate. Ospitano così tanti detenuti che molti sono costretti a dormire sul pavimento nei corridoi.

A questi non è sempre garantito il diritto alle visite bisettimanali dalla loro famiglia. Si presume inoltre che le autorità carcerarie abbiano rifiutato di consentire ai detenuti di telefonare e di programmare visite. Quando queste avvengono, talvolta i prigionieri vengono prima denudati in forma di umiliazione. Diverse famiglie hanno riferito che anche loro sono state sottoposte a trattamenti umilianti e degradanti mentre visitavano la prigione di Jau. Ci sono stati diversi casi in cui i membri della famiglia in visita sono stati molestati durante le perquisizioni e persino arrestati per aver chiesto delle informazioni alle autorità della prigione riguardo al trattamento dei prigionieri a Jau.

Diversi prigionieri hanno riferito che il trattamento ricevuto alla prigione di Jau dipende dalla propria religione e dal reato per cui sono stati condannati. Ad esempio, i prigionieri sunniti ricevono un trattamento preferenziale rispetto ai prigionieri sciiti, che vengono spesso maltratti e abusati. A questi ultimi non è permesso possedere libri politici o testi religiosi sciiti.

Inoltre, la prigione di Jau non è conforme agli standard internazionali che richiedono telecamere in tutti gli edifici, corridoi e reparti penitenziari. Ciò si traduce in una mancanza di responsabilità e cultura dell’impunità per quanto riguarda i maltrattamenti dei detenuti.

C’è solo una clinica di salute nella prigione di Jau, con un solo dottore. Le cure fornite non sono professionali e non sono né preventive né curative. La prescrizione di farmaci non viene fornita nonostante i pazienti siano in possesso della ricetta. Infatti, sono stati segnalati diversi casi in cui le autorità carcerarie si sono rifiutate di fornire ai pazienti medicinali prescritti dai loro medici. La clinica non è attrezzata per trattare casi di emergenza, ma quando i prigionieri vengono trasferiti in ospedale, sono soggetti a maltrattamenti e continue molestie.

Il cibo fornito è sufficiente, ma nessuna considerazione viene data ai detenuti con restrizioni dietetiche o bisogni particolari. Le autorità carcerarie non forniscono acqua pulita. I prigionieri sono costretti ad acquistare l’acqua imbottigliata dal negozio del carcere a proprie spese; tuttavia, ai detenuti non è sempre garantito l’accesso al negozio del carcere. Infine, sono stati segnalati diversi casi di detenuti trattenuti in isolamento arbitrario.

Poor Conditions in Bahrain’s Notorious Jau Prison Violate International Standards

Isa town prison

La prigione femminile di Isa Town è l’unico centro di detenzione per le donne in Bahrein, di conseguenza ospita in sezioni separate sia le detenute in attesa di processo che coloro che sono state condannate. Le detenute di questa struttura hanno descritto l’ambiente come carico di stress e con un’influenza negativa sul loro stato mentale. La maggior parte delle detenute sono lavoratrici migranti e molte di loro non parlano arabo né inglese, di conseguenza non capiscono le accuse contro di loro o il motivo della loro detenzione. Le detenute politiche di questa struttura sono una minoranza. Recentemente è stata aperta una nuova struttura nella prigione di Isa Town: questa ala è più grande e con strutture migliori di quelle preesistenti, tuttavia il trattamento delle detenute è peggiore del precedente.

Le detenute del vecchio edificio della prigione femminile di Isa Town hanno riferito che le celle erano estremamente piccole e sovraffollate: c’era così poco spazio nel centro della cella che le donne non erano in grado di pregare o camminare per la stanza. Nel vecchio edificio era inoltre presente un’area comune per mangiare e guardare la televisione, ma alle donne non era permesso parlare, ridere o battere le mani. Nel nuovo edificio di Isa Town, ogni cella ha un bagno e per questo motivo esse vengono chiuse a chiave. Le detenute hanno riferito che effettivamente rispetto al vecchio edificio le nuove strutture sono migliorate, sebbene il trattamento sia peggiorato.

Le detenute sono soggette a molestie verbali quotidiane, abusi fisici e minacce di violenza sessuale da parte delle guardie carcerarie. La paura generata da questi abusi ha accentuato la pressione in un ambiente già stressante.

Le detenute riferiscono che il personale non è adeguatamente attrezzato per fornire valutazioni e trattamenti psichiatrici per la salute mentale.

Le autorità carcerarie impediscono alle donne sciite di praticare regolarmente il loro credo e confiscano i loro testi religiosi. Chi celebra ricorrenze religiose e festività viene punito. Se le donne sunnite e sciite vengono trovate a pregare insieme, le guardie le molestano e poi separano.

Juvenile Care Centre

Il carcere minorile è la struttura per detenere i minori, che tuttavia a partire dall’età di 15 anni, vengono già reclusi in prigioni regolari come il quella di Dry Dock o di Jau.

Le autorità del Bahrain hanno portato avanti la detenzione sistematica di minori in condizioni non sicure in diretta violazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia. Le autorità carcerarie non hanno mostrato alcuna inclinazione nel riformare queste pratiche.