La rivolta in Bahrein nel 2011

Nel Febbraio del 2011, il capitolo del Bahrein nelle primavere arabe è entrato nella scena mondiale quando centinaia di cittadini del Bahrein si sono riuniti davanti l’ambasciata egiziana a Manama per esprimere solidarietà con la protesta contro il governo in Egitto. È stato stimato che il 14 Febbraio 6000 persone hanno partecipato a diverse dimostrazioni e manifestazioni politiche in tutto il Bahrein. Infine, a marzo, più della metà della popolazione ha protestato contro le disuguaglianze strutturali, la corruzione, l’oppressione e la mancanza di rappresentazione nel governo. 

In risposta a ciò, il governo del Bahrein è intervenuto inviando le forze dell’ordine per sedare le proteste, arrestando migliaia di persone, ferendone centinaia e provocando una decina di morti. Diversi lavoratori e sindacalisti sono stati licenziati per aver preso parte alle proteste pacifiche, mentre dottori e personale medico hanno rischiato accuse di carattere politico per aver aver prestato aiuto ai feriti e aver discusso delle terribili lesioni a cui hanno assistito. Da atleti ad avvocati, studenti e infermieri, il governo ha preso di mira tutti coloro che hanno osato esprimere il loro dissenso, attraverso campagne mediatiche, tribunali militari, blitz in casa, detenzione arbitraria e anche uccisioni extra-giudiziarie. 

Dopo essere stato sottoposto a pressioni internazionali, il governo del Bahrein ha costituito la “Bahrain Independent Commission of Inquiry” (BICI) nel Luglio 2011 per investigare sugli abusi commessi durante le proteste e per raccomandare delle riforme legali per prevenire la ripetizione di tali avvenimenti. Sulla base di 9000 testimonianze, la relazione ha confermato l’eccessivo e indiscriminato uso della forza e della tortura dagli ufficiali del Bahrein. Il rapporto ha rigettato l’affermazione del governo, secondo cui le proteste erano di natura settaria e istigate da materiale ricevuto con il supporto dell’Iran. Nonostante il governo del Bahrein affermi di aver implementato la maggior parte delle raccomandazioni, delle valutazioni indipendenti hanno riscontrato che meno di cinque delle 26 raccomandazioni BICI sono state messe in atto. 

Dal momento in cui il rapporto BICI è stato emanato nel 2011, la situazione di violazioni dei diritti umani e di cultura dell’impunità non è cambiata. Le proteste continuano ad avvenire su base quotidiana. Le libertà di associazione, espressione e assemblea sono state ulteriormente ristrette attraverso la legislazione approvata dall’Assemblea Nazionale nel 2013. Il governo continua a utilizzare un linguaggio settario per riferirsi a tali proteste. Pertanto, le lamentele diffuse da coloro che hanno preso parte alle manifestazioni continuano a coinvolgere tutto il Bahrein.  

Intanto, il governo del Bahrein ha continuato ad utilizzare indiscriminatamente armi non letali, come lacrimogeni e  pistole antisommossa con proiettili di gomma contro i manifestanti, provocando la morte di più trenta individui e sollevando lamentele riguardo l’inappropriata repressione delle rivolte pacifiche. 

Nonostante il governo del Bahrein abbia creato un Ufficio del Difensore Civico (Office of Ombudsman), per investigare su eventuali maltrattamenti da parte delle forze governative e dalle forze di sicurezza, nessun ufficiale è stato considerato responsabile per violazioni dei diritti umani. Al contrario, dal momento in cui l’ufficio è stato attivato, vi è stato un generale aumento delle detenzioni arbitrarie e delle accuse di tipo politico, tra cui sentenze di 5 anni per aver insultato il Re, mentre ufficiali governativi accusati di maltrattamenti e torture continuano ad essere assolti. 

Il 22 novembre 2014, si sono tenute le elezioni parlamentari e municipali in Bahrein, le prime dalla protesta del 2011. Mentre il governo ha accolto tali elezioni come il culmine delle riforme portate avanti nel paese, una vasta coalizione di forze di opposizione hanno deciso di boicottarle.  

Il 24 novembre ed il primo dicembre 2018, si sono tenute le elezioni parlamentari in Bahrein. Sono state considerate elezioni farsa, poiché ai membri dell’opposizione politica è stato proibito di partecipare alle votazioni e sono state il risultato di severe restrizioni contro la società civile e i partiti di opposizione. Infatti, il Consiglio della Shura (la camera alta del Parlamento nominata dal Re) ha approvato un emendamento al secondo paragrafo dell’Articolo 3 della Legge 14/2002, conosciuta come la Legge sull’Esercizio dei Diritti Politici, che ha ampliato lo spettro dell’esclusione dall’attività politica. Inoltre, l’emendamento ha avuto un forte impatto su centinaia di cittadini del Bahrein condannati a pene di oltre sei mesi di prigione con accuse che criminalizzano le libertà fondamentali.